L'anno del covid, che tanto ci ha segnato e che ora sembra già dimenticato, qualcosa di positivo l'ha lasciato. In quel periodo avevamo tanto tempo a disposizione. C'è chi ha iniziato a cucinare quando prima a malapena riusciva a fare due uova sode, chi ha iniziato a seguire sport di cui ignorava l'esistenza e poi ha iniziato anche a praticarli, chi ha rispolverato pianoforte o chitarra, altri hanno ripescato i vecchi hobby che avevano da ragazzi e che erano stati accantonati con l'arrivo della famiglia (i figli, si sa, pretendono sempre tutte le nostre attenzioni).

Nel mio caso, la passione per l'elettronica e per l'hi-fi, che era sopita da oltre vent'anni, è tornata prepotentemente a farsi sentire. La differenza rispetto agli anni universitari passati sui libri di elettronica, la fanno l'età, il non dover necessariamente dimostrare nulla e il tempo (già sempre lui).

Chi, come me, ha vissuto l'alta fedeltà negli anni '80 da ragazzo che ancora frequentava la scuola dell'obbligo, si ricorderà i vari negozi che esponevano apparecchi e diffusori che assolutamente non erano alla nostra portata. Mi ricordo le ore passate con gli amici ad ascoltare impianti che non potevamo permetterci, e la pazienza dei rivenditori, che alla fine erano diventati amici: in fondo con noi potevano spiegare le differenze tra un diffusore e l'altro, tra le filosofie di progetto dei vari costruttori, le differenze di abbinamento tra amplificatori e i vari diffusori... Raramente potevano dilungarsi in tutte queste spiegazioni col padre di famiglia che andava a comprare "lo stereo" solo perché andava di moda avercelo in casa.

Vista la penuria di pecunia, quelli che avevano un po' di dimestichezza con il saldatore si potevano cimentare con l'autocostruzione, costruendo kit che venivano pubblicati da varie riviste specializzate e/o riviste di elettronica (Audio Review, Nuova Elettronica...). In questo modo ci si poteva costruire un impianto quasi nella sua interezza, realizzando diffusori che non avevano nulla da invidiare a diffusori blasonati (se non le finiture, che tipicamente non erano mai il massimo vista la quasi totale assenza di strumenti di falegnameria adeguati e della capacità di usarli) oppure amplificatori che ad una frazione del prezzo anche dei soli entry level potevano esibire prestazioni comparabili se non migliori.

Il DIY è stato la salvezza di noi ragazzi che, con costi alla nostra portata, potevamo fare l'impianto per sonorizzare le feste di compleanno insieme all'amico con aspirazioni da dj in erba, oppure semplicemente ascoltare la nostra musica a casa al posto della radiolina dei genitori.

I ragazzi di oggi hanno altri interessi, l'hi-fi propriamente detta ha preso una direzione che sicuramente non invoglia ad investire tempo e denaro. Alla fine gli bastano (o si fanno bastare...) le cuffie o una boombox bluetooth. Si vedono in giro quasi solo apparati di costo importante, e in generale la qualità che si vede oggi in giro non è comparabile con quella degli apparati degli anni 70/80. Semplicemente oggi un apparato costruito in quel modo costerebbe un ordine di grandezza in più (e infatti...) rendendo antieconomica la loro commercializzazione.

Il DIY viene portato avanti da pochi operatori del settore (CHF è l'unico che mi viene in mente) e molti volenterosi che pubblicano i loro progetti on-line. E in fondo penso che i principali fruitori di questi siti e progetti siano più o meno della generazione che ha vissuto l'alta fedeltà negli anni '70 e 80.

Sono le stesse persone che si ritrovano in casa apparati costruiti i quegli anni, nella maggior parte dei casi ancora ben funzionanti, e che ancora oggi possono dire la loro se confrontati con l'offerta odierna.

Con questo blog voglio condividere alcune esperienze di rivitalizzazione di tali apparati, con la speranza di allungarne la vita e di permetterne la fruizione alla vecchia generazione di "ragazzi" e, spero, anche alla nuova.